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SE DI CORONA DOBBIAM PARLARE…

Il soggetto da cui ho tratto ispirazione per questo nuovo completo (girocollo e orecchini) è un capolavoro di oreficeria di mitica memoria, la corona aurea rinvenuta nelle sepolture reali macedoni di Vergina (se mi sopporterete fino alla fine del post avrete la (s)fortuna di poter godere di un resoconto storico un po’ più esaustivo).

Girocollo ottone e carta 2Ottone inciso ad acido e carta da acquerello decorata con una semplice fantasia di meandri vegetali compongono i medaglioni di questo importante girocollo. E mentre il filo di ottone si arrampica per strade tortuose, aggrappandosi dove può a piccole perle di fiume e a frammenti di acquamarina, una regolare simmetria cerca di mettere ordine nella composizione.

Girocollo ottone e carta 3Gli orecchini seguono la stessa linea pulita della collana, in una cascata di pietre e metallo dorato. E se le foglioline che ho disegnato si richiamano alle foglie di quercia della corona macedone, per far rivivere le sue forme sontuose nel XXI secolo ho cercato di lavorare per sottrazione, snellendo le linee e aggiungendo luce con l’acqua marina e le perle di fiume. Oltre ovviamete al fatto di aver trasformato una corona (ornamento difficilmente indossabile ai nostri tempi senza provocare una certa ilarità) in un girocollo.

orecchini ottone e cartaSostituendo l’oro con l’ottone e la plasticità delle foglie auree con le due dimensioni del disegno su carta, spero di essere riuscita comunque a rendere chiaro il richiamo a una regalità leonina e, per certi versi, selvatica e crudele.

Girocollo ottone e carta 4E ora, se pensate di cavarvela con poco, mettetevi comodi e lasciate ogni speranza di celerità, che questa è una storia importante e come tale va raccontata bene! Siamo in Macedonia, nel IV secolo a.C., e mentre ci affacciamo alle soglie dell’età ellenistica vediamo il periodo d’oro della democrazia greca volgere al tramonto. Alessandro, dopo aver spinto la sua ambizione (e i suoi scorati soldati) fin quasi ai confini del mondo, è morto a Babilonia; per noia, come direbbe Galatea Virgilio. In realtà probabilmente si trattò di febbre tifoide, ma l’analisi più o meno scherzosa di Galatea mi ha fatto pensare: un guerriero invitto e sopravvissuto a mille battaglie e a ferite che sarebbero state mortali per la maggior parte di noi, morire per una semplice malattia? Forse è vero che la morte è banale, ma forse è vero anche che quando l’anima è triste (lui, che voleva diventare padrone dell’intero ecumene, essere costretto da una rivolta dei SUOI soldati a interrompere la marcia al fiume Ifasi e a tornare indietro) il corpo si arrende alle banalità della vita e ne diventa vittima. Alessandro lasciò la Macedonia nel 334 a.C. e non vi fece più ritorno; secondo le fonti la sua salma fu trafugata da Tolemeo mentre era in viaggio verso il paese natio e godette di eterno riposo ad Alessandria. Non pensiate però che il mancato riposo di Alessandro ci abbia lasciato una Macedonia priva di importanti ritrovamenti archeologici: tanto per dire, nei pressi dell’antico palazzo reale di Ege, nell’odierna località di Vergina (o Verghina), assistiamo tra il 1977 e il 1980 a una rilevante scoperta da parte dell’archeologo greco Manolis Andronikos, il rinvenimento di quattro tombe ipogee appartenenti a membri della famiglia reale macedone. Una di esse, dotata di un ricchissimo corredo, conservava intatta anche una corona aurea in foglie di quercia.

Philip_II_larnax_vergina_greece

Fonte immagine: voce Verghina dell’enciclopedia libera Wikipedia

La corona risalirebbe agli anni intorno al 350 a.C., e dallo studio dei resti conservati in una delle urne ritrovate nella suddetta tomba gli archeologi sono stati portati a identificare il tumulo come la sepoltura di Filippo II, padre del caro Alessandro. A Filippo va riconosciuto il merito di aver unificato la Macedonia e sottomesso le città-stato greche: senza la sua politica accurata, tutto il “papillé” del caro Alessandro sarebbe stato inconcepibile o quanto meno molto molto improbabile, dato che al giovane sovrano sarebbe mancata una base solida da cui partire per le sue conquiste.

Naturalmente lo studio delle sepolture macedoni di Vergina va ben oltre le quattro righe che, per amor di sintesi, ho scritto qui; se voleste saperne di più potete leggere qui, qui e qui (quest’ultimo articolo, che ho usato come fonte principale, è davvero esaustivo e ben fatto). Per non parlare del fatto che corone simili sono state ritrovate più meno in tutto il bacino orientale del Mediterraneo, dalla Grecia all’Asia Minore. Vi saluto con un richiamo al libro di Galatea Virgilio, Didone per esempio, che grazie a un’ironia pungente e lungimirante riesce a spiegare la storia anche ai “non-addetti-ai lavori”, rendendola affascinante e liberandola da quel triste velo di vetustità (sì, ho appena inventato una nuova parola) che spesso tende a farcela considerare molto più lontana da noi di quanto non sia in realtà. Abbiamo bisogno di più libri del genere, e infatti Galatea ne ha appena scritto un altro…non vedo l’ora di leggerlo!

Nuovi sentieri

Eccomi di nuovo qui, dopo una lunga assenza. Varie vicissitudini (tra le quali la laurea imminente!!!) mi hanno tenuta lontana dal blog. Tuttavia non ho mai smesso di immaginare e sognare nuovi progetti, alcuni irrealizzabili e altri molto più concreti.

Se mi leggete da un pò, conoscerete la mia passione per la storia. Penso che senza sapere da dove veniamo, difficilmente potremo capire dove andiamo; senza contare che studiare la storia, per quanto essa sia a volte parziale o anche bugiarda, è un estremo tentativo di sconfiggere la morte. Perchè essere ricordati da quelli che verranno dopo di noi, è un pò come non morire mai. Attingere alla sapienza e all’esperienza del passato può essere difficile, doloroso, può far capire con amarezza che l’essere umano continua imperterrito a ripetere sempre gli stessi errori. Tuttavia credo che non smetterò mai di sentire questo bisogno di indagare, di capire e di cercare di comprendere appieno come la nostra società si sia formata, dove abbia sbagliato, come sia arrivata dove è ora. So benissimo che non ci riuscirò mai, è un compito impossibile per chiunque abbia l’umiltà di accettare i propri limiti; ma l’utopia serve anche a questo, a continuare a camminare.

Detto questo, vi chiederete voi, cosa centra tutto questo con il blog? Ebbene, qualche tempo fa avevo pubblicato un post in cui parlavo di una collezione di gioielli orientali, The Bir Collection. Sono, dal mio punto di vista, tutti pezzi unici e meravigliosi, che raccontano storie diverse e lontane da quelle del mondo occidentale. Dal momento che riprodurli fedelmente, per quelle che sono le mie competenze tecniche, era impossibile (non sono un’orafa, o un’artista), ho pensato di reinterpretarli.

Disegno Tabzimt 2

Questo è il mio (modestissimo) disegno di un tabzimt proveniente dal Maghreb, facente parte della collezione Bir e databile tra il XIX e il XX secolo. Queste particolari fibule venivano regalate alla moglie dal marito, alla nascita del primo figlio; significato che credo sia bellissimo. L’originale che ho riprodotto in questo disegno è pieno di smaltature dai colori vivaci e brillanti, quasi come se tutti questi colori volessero festeggiare l’arrivo di una nuova vita. Lavorando con la carta (materiale per me assolutamente nuovo) e con l’alluminio, l’ho fatto diventare un ciondolo e ne ho dato una mia versione. Il risultato è questo:

Ciondolo carta1Con i pennelli sono ancora abbastanza un disastro, quindi il disegno l’ho fatto con una volgarissima penna a sfera. La superficie è ricoperta con una vernice vetrificante, ma mettere questo ciondolo in acqua non sarebbe comunque una buona idea!

Ciondolo carta2La catenina è assolutamente di recupero; anni fa, dopo un mercatino, qualcuno aveva abbandonato una scatola piena di cose rotte e cianfrusaglie varie..io raccolgo tutto, e per me è stato come trovare una baule pieno di tesori! Questa catenina era uno di quei tesori!

Purtroppo non ho le capacità di comprendere l’arte moderna, e il gioiello contemporaneo spesso faccio fatica a comprenderlo; per questo motivo mi sono rivolta, come faccio ogni volta in cui mi capita di essere a un punto di stallo, alle storie che il passato ha da raccontarci. Così ho trovato questa fibula, cercando di immaginare la luce di gioia e di speranza che doveva aver animato gli occhi della donna che l’aveva ricevuta in dono. A breve, tempo permettendo, spero di avere mille altre storie come questa da raccontarvi. Intanto, se ne avete voglia, c’è un nuovo articolo sul blog Immaginario Del Desiderio, che come sapete è una sorta di “retroscena” del mio lavoro. Se avete voglia di leggere l’articolo, lo trovate cliccando QUI!!

Stay tuned!

**La mia distrazione cronica mi ha fatto scordare una “h” in Maghreb, nella didascalia al disegno. 24 anni iniziano a farsi sentire, che siano i primi segni della vecchiaia che avanza?!?