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DALLA PERSIA CON AMORE

Eccoci come ogni anno alle porte dell’autunno, anzi più che alle porte direi almeno in salotto, visto il clima tetro e piovoso imperante. Che poi a me nuvole, pioggia, nebbia e cumuli di foglie secche sui marciapiedi piacciono assai, ma ognuno ha le sue stranezze. Oggi voglio parlarvi di un lavoro nato qualche tempo fa, che un po’ per i miei mille impegni e un po’ perchè ci tenevo particolarmente che risultasse d’impatto, ha avuto tempi di realizzazione lunghissimi. Chi di voi segue la mia pagina fb avrà già avuto modo di vederlo, ma dopo tutto il lavoro fatto mi sembrava necessario dedicargli anche un post qui sul blog!

Paroure fiori persia 1Un completo leggero in lamina di ottone, incisa ad acido e smaltata a freddo, impreziosito da alcune piccole perle di fiume. Lo sfondo blu, denso e luminoso, non ha potuto fare a meno di riportarmi alla mente i colori e la vivacità del palazzo di Persepoli (così come le fonti lo tramandano, perchè ahimè fu distrutto (incendiato) dal caro Alessandro in un momento di sbronza/ eccessivo entusiasmo/ almeno a ‘sto giro devo pur lasciargli saccheggiare qualcosa, o questi col cavolo che mi seguono fino in India/ un insieme delle tre cose).

Collana fiori persia 3L’acido ha lasciato sull’ottone una trama un po’ bucherellata, quasi che anni e anni di usura avessero impresso il loro segno sul metallo, e devo dire che anche questo effetto inaspettato alla fine mi è piaciuto molto. Il disegno richiama i colori, le immagini, e soprattutto l’immaginario che io ho dell’Oriente Antico, un po’ come se questo ciondolo fosse saltato fuori all’improvviso dalle pagine di un vecchio manoscritto conservato a Costantinopoli, seguito a ruota da cavalieri impavidi, eruditi studiosi, falconieri intelligenti e giocatori di scacchi da bazar. Ma anche da venditrici del mercato, guerriere nomadi, amazzoni, danzatrici del ventre, gioiellieri e cucinieri, eunuchi di corte, nomadi delle steppe e frotte e frotte di fanciulle dell’harem reale.

Orecchini fiori persia 3Le monachelle in argento 925 vogliono impreziosire qualcosa che magari è prezioso negli intenti, ma sicuramente non nei materiali. Mi piace pensare che questi orecchini raccontino di storie sussurrate al calore del fuoco, di una notte trascorsa nel deserto, dell’ombra di tende dai colori sgargianti ormai sbiaditi dallo sferzare del vento e della sabbia, di viaggi interminabili e crudeli, di bellezze malinconiche e inafferrabili. Come ormai avrete avuto modo di notare, quello che si muove nella mia testa dietro la realizzazione di uno dei miei lavori è sempre epico e un tantino eccessivo (!!!); questa volta però, se avete voglia di farvi un giro nelle mie perversioni mentali, su Immaginario del Desiderio (qui) trovate un racconto fresco fresco che narra un po’ la stessa storia. Così, per sfizio.

Quindi buona lettura, buon autunno, e alla prossima!

DA LEVANTE A PONENTE

Anno nuovo e quindi nuove promesse…o no? Come ogni volta ho innumerevoli buoni propositi, soprattutto per ciò che riguarda il blog e il mio lavoro “con le mani”. E come ogni volta mi sembra inutile stare ad annoiarvi con le mie elucubrazioni, quindi per festeggiare l’anno nuovo ho deciso di “regalarvi” una poesia di Jòn Kalman Stefànsson, scrittore islandese che io letteralmente adoro, e di cui presto sentirete parlare su Immaginario del Desiderio. E insieme a queste poche righe ho deciso di mostrarvi anche un lavoro realizzato qualche tempo fa per un’amica, seguendo le sue istruzioni (che d’altronde sono state molto precise!). Il risultato è un ciondolo davvero particolare, ma credo che il suo messaggio ben si adatti ad accogliere l’inizio di un nuovo anno.

Ancora e Rosa dei Venti 2Perchè io vorrei conoscere tutte le terre e tutti i mari, parlare tutte le lingue e ascoltare tutte le storie che sono state narrate, attraversare il deserto e scalare le montagne. E cosa è di miglior auspicio se non una rosa dei venti e un’ancora, simbolo dei naviganti dei tempi che furono? Se la rosa dei venti non poteva che essere in ottone (come tradizione vuole), per l’ancora ho preferito l’alpaca, mentre per la medaglietta incisa ho deciso di utilizzare l’alluminio. Neanche a dirlo, avete davanti ore ed ore di minuzioso lavoro con il seghetto da traforo!

Ancora e Rosa dei Venti 5Ed è un argomento strano, quello del lavoro. Un argomento di cui al momento attuale non si può evitare di parlare. A prescindere dal fatto che dovrebbe essere un diritto di tutti e di tutte, perchè è l’unico modo in cui è possibile avere un’esistenza dignitosa, sono pochi quelli che amano il proprio lavoro, pochi quelli che hanno la fortuna di sentirsi appagati dopo un turno di otto ore. E io non sono una lavativa, capisco l’importanza del lavoro e la sua necessità. E’ solo che a volte sembra che ti stiano rubando il tempo, e durante gli ultimi mesi mi sono ritrovata più e più volte a fare questa riflessione. Niente tempo per il blog, niente tempo per cucinare, nemmeno il tempo per rimanere in pari con le lavatrici. Credo che le parole di Stefànsson esprimano questa mia sensazione (ma che spero non sia solo mia!) con infinita dolcezza. Quindi buona lettura, e vi lascio con un appello: riprendiamoci il nostro tempo, fermiamoci a guardare le nuvole, disegnamo le foglie che cadono, fermiamoci per una tazza di thè e infiliamo due punti di maglia, leggiamo un libro e facciamo un giro in una città nuova…riprendiamoci il nostro tempo, perchè è l’unica cosa che non ci ridaranno mai indietro.

 

Non sono riuscito a venire al lavoro oggi per tristezza.

Ho visto quegli occhi ieri e per questo non sono venuto a lavorare.

Non posso assolutamente venire al lavoro perchè mio marito è così bello quand’è nudo.

Non posso venire, oggi, perchè la vita  mi ha tradito.

Non mi presenterò alla riunione perchè c’è una donna che prende il sole, qui fuori, e il sole le fa splendere la pelle.

J. K. Stefànsson

 

 

Nuovi sentieri

Eccomi di nuovo qui, dopo una lunga assenza. Varie vicissitudini (tra le quali la laurea imminente!!!) mi hanno tenuta lontana dal blog. Tuttavia non ho mai smesso di immaginare e sognare nuovi progetti, alcuni irrealizzabili e altri molto più concreti.

Se mi leggete da un pò, conoscerete la mia passione per la storia. Penso che senza sapere da dove veniamo, difficilmente potremo capire dove andiamo; senza contare che studiare la storia, per quanto essa sia a volte parziale o anche bugiarda, è un estremo tentativo di sconfiggere la morte. Perchè essere ricordati da quelli che verranno dopo di noi, è un pò come non morire mai. Attingere alla sapienza e all’esperienza del passato può essere difficile, doloroso, può far capire con amarezza che l’essere umano continua imperterrito a ripetere sempre gli stessi errori. Tuttavia credo che non smetterò mai di sentire questo bisogno di indagare, di capire e di cercare di comprendere appieno come la nostra società si sia formata, dove abbia sbagliato, come sia arrivata dove è ora. So benissimo che non ci riuscirò mai, è un compito impossibile per chiunque abbia l’umiltà di accettare i propri limiti; ma l’utopia serve anche a questo, a continuare a camminare.

Detto questo, vi chiederete voi, cosa centra tutto questo con il blog? Ebbene, qualche tempo fa avevo pubblicato un post in cui parlavo di una collezione di gioielli orientali, The Bir Collection. Sono, dal mio punto di vista, tutti pezzi unici e meravigliosi, che raccontano storie diverse e lontane da quelle del mondo occidentale. Dal momento che riprodurli fedelmente, per quelle che sono le mie competenze tecniche, era impossibile (non sono un’orafa, o un’artista), ho pensato di reinterpretarli.

Disegno Tabzimt 2

Questo è il mio (modestissimo) disegno di un tabzimt proveniente dal Maghreb, facente parte della collezione Bir e databile tra il XIX e il XX secolo. Queste particolari fibule venivano regalate alla moglie dal marito, alla nascita del primo figlio; significato che credo sia bellissimo. L’originale che ho riprodotto in questo disegno è pieno di smaltature dai colori vivaci e brillanti, quasi come se tutti questi colori volessero festeggiare l’arrivo di una nuova vita. Lavorando con la carta (materiale per me assolutamente nuovo) e con l’alluminio, l’ho fatto diventare un ciondolo e ne ho dato una mia versione. Il risultato è questo:

Ciondolo carta1Con i pennelli sono ancora abbastanza un disastro, quindi il disegno l’ho fatto con una volgarissima penna a sfera. La superficie è ricoperta con una vernice vetrificante, ma mettere questo ciondolo in acqua non sarebbe comunque una buona idea!

Ciondolo carta2La catenina è assolutamente di recupero; anni fa, dopo un mercatino, qualcuno aveva abbandonato una scatola piena di cose rotte e cianfrusaglie varie..io raccolgo tutto, e per me è stato come trovare una baule pieno di tesori! Questa catenina era uno di quei tesori!

Purtroppo non ho le capacità di comprendere l’arte moderna, e il gioiello contemporaneo spesso faccio fatica a comprenderlo; per questo motivo mi sono rivolta, come faccio ogni volta in cui mi capita di essere a un punto di stallo, alle storie che il passato ha da raccontarci. Così ho trovato questa fibula, cercando di immaginare la luce di gioia e di speranza che doveva aver animato gli occhi della donna che l’aveva ricevuta in dono. A breve, tempo permettendo, spero di avere mille altre storie come questa da raccontarvi. Intanto, se ne avete voglia, c’è un nuovo articolo sul blog Immaginario Del Desiderio, che come sapete è una sorta di “retroscena” del mio lavoro. Se avete voglia di leggere l’articolo, lo trovate cliccando QUI!!

Stay tuned!

**La mia distrazione cronica mi ha fatto scordare una “h” in Maghreb, nella didascalia al disegno. 24 anni iniziano a farsi sentire, che siano i primi segni della vecchiaia che avanza?!?

 

Elisir di primavera

Voi la sentite la primavera? Io sì, e questo mi rende terribilente distratta..a discapito del paese che sta rantolando come al solito e del giornale che ormai mi rifiuto di leggere, quando guardo i fiori schiudersi ai primi raggi primaverili la mia mente viaggia lontano e i miei pensieri si popolano di progetti, sogni e aspettative. Dopo un inverno ben poco creativo, vuoi lo stress o le sfighe di tutti i giorni, ho di nuovo voglia di fare, e soprattutto di fare cose nuove. Ve lo ricordate il Progetto Archetipi? Ebbene sì, io e Monica siamo ancora vive e abbiamo tanta voglia di continuare questo percorso, soprattutto dopo tutti i riscontri positivi che abbiamo ricevuto; è una cosa che riscalda il cuore trovare persone che vogliono proprio QUEL ciondolo frutto di tanti tentativi diversi, che sanno apprezzare il tuo lavoro e che ci vedono esattamente quello che ci vedi tu. Quindi un grazie infinito a tutti e a tutte coloro che ci hanno scelte, colorate le nostre giornate e soprattutto ci date la spinta per continuare a creare. Ma non voglio annoiarvi con troppe chiacchiere, indi per cui…

ciondolo rubino 5Questo è ‘Elisir di primavera’, un ciondolo in rubino grezzo realizzato con la tecnica del wire wrapping. Purtroppo le fotografie non rendono giustizia dei mille riflessi che si producono sulla superficie liscia della pietra non appena questa viene toccata dalla luce, su questa pietra che per le sue screziature e impurità perde ogni vaolre commerciale, ma che secondo me così è perfetta. ‘Elisir di primavera’ perchè l’incastonatura mi ricorda una piccola borraccia da viaggio, un’ampolla dai magici fumi sulfurei da portare appesa al collo percorrendo sentieri scoscesi.

ciondolo rubino 3‘Elisir di primavera’ anche perchè spero, al di là di ogni realismo, che le persone inizino a risvegliarsi e che le cose inizino a migliorare; al di là di ogni realismo, appunto, dev’essere la primavera che mi fa straparlare. Il cordino intrecciato e tanto grazioso che vedete mi è costato ben due ore di esclamazioni non riportabili (non sono particolarmente portata per nulla che riguardi i filati) quindi sappiate apprezzarlo! La chiusura regolabile con catenina è realizzata a mano con una tecnica un pò diversa dal solito, una catena più importante rispetto a quelle sottili e delicate che vi ho abituati a conoscere tra i miei lavori; probabilmente perchè per questo ciondolo in particolare volevo un aspetto spartano e pratico che raccontasse di viaggiatori raminghi e di epiche avventure, tramandate di voce in voce tra le fronde degli alberi di un bosco secolare.

ciondolo rubino 4Come potete vedere la mia immaginazione naviga a vele spiegate, devo solo stare attenta a non andare a sbattere contro qualche muro mentre cammino per strada.

ciondolo rubino 1Per oggi i miei sproloqui terminano qui, vi lascio con le preziose parole di Monica:

RUBINO: Sono la pietra della passione e dell’energia. Risuono in armonia con il Chakra della radice e conferisco a chi mi possiede vitalità e forza. Stimolo l’integrazione dell’amore fisico con quello spirituale. Promuovo l’ascolto della nostra parte intuitiva, favorendone così l’armonizzazione con quella razionale. Ti donerò coraggio per realizzare il tuo progetto di vita, infondendo in te dinamismo e spontaneità.

ISADORA

Era iniziato tutto così, in silenzio, come capita il più delle volte. Gli adulti erano sempre di fretta, e così non se ne erano accorti; i bambini ascoltavano i genitori, ma i genitori non notavano nulla, e così era successo che neanche i bambini se ne erano accorti. I nonni dormicchiavano nelle loro poltrone, sotto coperte di pile: raccontavano storie di guerra ma nessuno li ascoltava, preparavano la pasta e fagioli ma nessuno voleva mangiarla, raccoglievano le carote nell’orto ma quelle del supermercato erano più belle; così era successo che i nonni se ne erano accorti, ma avevano deciso di fare finta di niente, che tanto nessuno dava loro retta.

Era iniziato tutto così, un po’ alla volta, e le persone non ci avevano fatto caso; potevano avere grandi automobili nere e ruggenti che sfrecciavano per le strade dei paesini, incuranti degli alberi sui marciapiedi e dei gatti che si stiracchiano al sole. Le persone non se ne erano accorte perchè andavano troppo veloci, nelle loro automobili scure e potenti. I palazzi erano sempre più alti, lucidi e imponenti; i palazzi erano così alti che per arrivare in cima ti serviva almeno mezz’ora, ma come si sentivano soddisfatti e appagati i pochi che potevano permettersi di abitare ai piani più alti di quegli edifici strafottenti. Si erano dimenticati delle montagne, del sudore che ti appanna la vista mentre cerchi di arrivare in vetta, del sorriso che si apre spontaneo alla vista di tanta bellezza, quando finalmente raggiungi la cima. E’ almeno dieci volte meglio di un grattacielo, ma se ne erano dimenticati.

Ciondolo albero 2

E così il tempo passava. In un piccolo borgo vicino alla grande città avevano tagliato l’ultimo albero per fare spazio al nuovo centro commerciale ma nessuno ci aveva fatto caso, perchè quella settimana era uscito l’ultimo nuovissimo e lucidissimo modello di telefono cellulare, Melindo 4.0s. Andava su internet, scattava fotografie, proponeva giochi interessanti e ti ricordava anche di cambiarti i calzini. Le persone camminavano per le strade con gli occhi incollati a Melindo 4.0s, a volte si urtavano l’una con l’altra perchè non guardavano dove mettevano i piedi e allora si prendevano a male parole. Ma erano sempre informatissime su chi aveva detto cosa a proposito del suo nuovo maglione, e su chi gli aveva risposto che aveva lo stesso colore della cacca del suo cane, e sulla discussione che ne era seguita. Tutto grazie a Melindo 4.0s ovviamente. Così le persone saltellavano in giro con il muso perennemente chino sul loro schermo piattissimo, e non si erano accorte che avevano tagliato quella vecchia quercia. La vecchia quercia si chiamava Isadora. Era arrivata lì per caso, una piccola ghianda caduta dal carretto di un contadino di passaggio. Aveva gettato i primi rametti con coraggio, in una primavera di 183 anni fa, dopo un inverno sonnacchioso passato sotto uno strato di neve. Poi era venuta la prima estate, con il sole cocente che riscaldava le sue foglie giovani e speranzose; si erano susseguite le stagioni, e lei aveva continuato a crescere indisturbata, regina di quel crocevia di strade da cui così tanto tempo fa era passato quel contadino con il suo carretto. Non era certo una quercia epica, non era il simbolo di nessuna casa regnante e ai suoi piedi non si nascondevano fonti millenarie. Tuttavia aveva comunque un sacco di storie da raccontare. Se in autunno ti sedevi sotto i suoi rami nodosi ti parlava di viaggi e di partenze, ti raccontava dei luoghi esotici verso cui andavano gli uccelli migratori e delle storie che le riportavano indietro; l’inverno era il periodo del riposo e della riflessione, potevi andare accanto a lei e respirare a pieni polmoni l’aurea di sicurezza e di stabilità che si espandeva dalle increspature sulla sua corteccia. In primavera Isadora rinasceva e si tingeva di colori brillanti, aveva voglia di scherzare per via delle nuove foglie che facevano capolino dai suoi rami e le facevano il solletico; la primavera era il tempo dei ritorni a casa e dei nuovi inizi, e i suoi racconti avevano tutti il lieto fine. Poi arrivava l’estate, coi bambini che si rincorrevano intorno a lei e si appoggiavano al suo tronco per giocare a nascondino, con gli innamorati che affidavano alla sua memoria iniziali piene di amore e di speranza, e Isadora sopportava pazientemente, contenta di avere nuove storie da raccontare.

Ciondolo albero 3

Ma gli anni passavano inesorabili; Isadora aveva visto due guerre e non aveva voglia di raccontarle. Le strade sterrate che ricoprivano di terra calda e morbida le sue radici erano state asfaltate, e Isadora si era ritrovata al centro di una rotonda. Si, avete capito bene, una rotonda stradale, una rotatoria, un incrocio circolare; quella roba lì insomma. All’inizio Isadora pensava che avrebbe raccolto ancora più storie, ma presto si era dovuta ricredere; ora intorno a lei passavano soltanto automobili, a volte qualche ciclista spericolato. Niente più bambini, niente più innamorati; niente passerotti e niente gatti. Niente più storie. Solo un sacco di gente di fretta. Ma Isadora era vecchia e saggia, ne aveva viste tante, così aveva deciso di aspettare tempi migliori. Purtroppo neanche tutta la sua conoscenza era sufficiente a prevedere cosa sarebbe successo. Un giorno era arrivato nel piccolo borgo il Signor Architetto e Calcestruzzi. Il Signor Architetto e Calcestruzzi veniva dalla grande città, era abituato ai palazzi lucidi e alle automobili ruggenti e non gli piaceva tanto il piccolo borgo; per lui era troppo piccolo e c’erano troppi alberi, e gli alberi sporcano. In realtà nel piccolo borgo, a parte qualche albero di Natale in pensione e qualche orto disordinato, non è che ci fossero poi tutti questi alberi. Per il Signor Architetto e Calcestruzzi però erano comunque troppi; e poi gli alberi, che già di loro sporcano, fanno da casa agli uccelli, e quelli sì che sporcano dappertutto in modo davvero insopportabile. Insomma, il problema era proprio Isadora, con le ultime tortore che continuavano nonostante tutto a fare il nido tra i suoi rami. E poi il piccolo borgo era COSI’ piccolo: solo qualche bottega, un paio di case e due strade, con un’improbabile rotonda al centro; niente negozi di lusso, nessun ristorante bio-veg-eco-chic, nessun happy bar o punto internet. Solo una piccola biblioteca, piena di libri polverosi. Neanche il cinema c’era nel piccolo borgo. Ci abitavano pochi anziani con i loro gatti, perchè i giovani si erano tutti trasferiti nella grande città, piena di luci e di figure di cartone colorate. Decisamente, il piccolo borgo aveva un sacco di difetti: era piccolo, appunto, praticamente disabitato e sporco (per via degli alberi).

Ciondolo albero 1

Per fortuna il Signor Architetto e Calcestruzzi si era trovato a passare di lì, e in un batter d’occhio aveva trovato la soluzione; dopo aver fatto due chiacchiere con il Signor Sindaco nel Palazzo del Comune ed essersi messi d’accordo con alcuni loro amici che vendevano mattoni e piastrelle, avevano esposto alla popolazione il progetto che FINALMENTE avrebbe portato il piccolo borgo a prendere parte ai tempi moderni. Via la biblioteca e -zac!- ecco una bella sala computer con punto ristoro; via le botteghe (zac!) per fare posto a dei negozi lussuosi; via Isadora (zac!) ed ecco che abbiamo lo spazio necessario per costruire un grandioso, lucidissimo e sfavillantissimo centro commerciale nuovo di zecca. I vecchietti che avevano vissuto nel piccolo borgo per tutta la vita avevano provato a protestare ma nessuno li aveva ascoltati, i parenti che andavano a trovarli il sabato e la domenica avevano alzato per un attimo gli occhi da Melindo 4.0s e avevano sorriso speranzosi, gli automobilisti che così tante volte erano sfrecciati intorno a Isadora erano stati dirottati senza neanche accorgersene su una nuovissima e pulitissima autostrada. E così Isadora se ne era andata in un giorno d’autunno, sotto gli occhi di tutti ma senza nessuno che se ne accorgesse, tra le grida degli operai che erano venuti per abbatterla e avevano fretta di finire il lavoro per tornare a casa. I vecchietti erano stati mandati all’ospizio e i loro gatti si erano ritrovati a rubare il cibo dai cassonetti dell’immondizia (i gatti non sono ammessi negli ospizi), e in men che non si dica il piccolo borgo era stato inglobato dalla grande città.

Ciondolo albero 4

**Ciondolo in alpaca traforato a mano, perle in vetro di Boemia e cordino cerato.

SODALITE

Eccomi ancora qui, questa volta per mostrarvi gli ultimi lavori miei e di Monica per il Progetto Archetipi…luglio è stato il mese della sodalite!! Iniziamo con qualcosa dall’incastonatura semplice e discreta…

ciondolo sodalite 1

Il secondo ciondolo che abbiamo realizzato ha già trovato casa..l’abbiamo chiamato ‘Margherita’, scegliendo di dedicarlo a Margherita Hack e alle sue stelle:

Margherita 4

Passiamo al terzo ciondolo, ‘Orbite’, caratterizzato da un’importante incastonatura in alluminio completamente realizzata a mano:

Ciondolo Orbite 3

E infine l’ultimo lavoro con la sodalite, ‘Screziature’, un ritorno al filo metallico e alla semplicità:

Ciondolo screziature 3

Vi lascio con un abbraccio e con le preziose informazioni di Monica a proposito della sodalite.

SODALITE

Il mio colore blu screziato di bianco ricorda tanto le profondità marine quanto una notte stellata. Con questa similitudine rimando quindi sia alla sfera delle emozioni più intime che all’intuizione. Sono la pietra della verità e della consapevolezza. Apro alla massima comunicazione sia verbale che non, così come all’ascolto, autorizzandoti ad esprimere la tua voce nel mondo. Libero dai condizionamenti esterni, liberandoti dai sensi di colpa e dandoti accesso alla tua vera identità.

 

AMETISTA, AMETISTA E ANCORA AMETISTA!

Eccomi qua…ho finalmente finito questa sessione di esami (evviva!!!) e il mio laboratorio è già in fermento..in questi mesi avevo accumulato moltissimi schizzi e bozzetti, e non vedevo l’ora di avere il tempo di realizzarne qualcuno! Ma mentre io sono al lavoro su nuovi progetti, volevo proporvi una carrellata veloce degli ultimi nati della ‘linea’ Archetipi, il progetto mio e di Monica! Questi lavori li avrete sicuramente già visti su facebook, ma siccome ci sono molto affezionata volevo mostrarveli anche qui; come avrete intuito dal titolo del post la protagonista indiscussa di questi lavori è l’ametista!

Partiamo con un ciondolo semplice e dinamico, ‘Spirali’:

spirali e ametista 3

L’accostamento rame + ametista mi piace parecchio, quindi ho pensato di continuare su questa linea…ecco a voi il ‘Cuore dell’ametista’:

cuore ametista 4

Ultimi ma non ultimi dei semplici orecchini realizzati con filo di rame battuto e texturizzato e, ovviamente, ametista!

orecchini ametista 2

Beh, che ne pensate di tutta questa ametista?? Devo ammettere che questa pietra non mi stanca mai, per me i suoi colori sono sempre stupendi e nuovi, anche perchè spaziano dal violetto lavanda al viola intenso…sempre una sorpresa insomma!

Non vi anticipo nulla sui prossimi post, vi dico solo che saranno pieni di novità..sodalite e resina, tanto per dirne una! Ora vi saluto, lasciandovi con quello che ha da dirci Monica a proposito  dell’ametista!

AMETISTA: sono la pietra dell’intuizione e della consapevolezza. Risuono dell’energia femminile, che è amore, pace, serenità. Do conforto e aiuto nell’accettazione di ogni aspetto della vita. Infondo equilibrio e sensibilità. Ti permetterò di entrare in contatto con il tuo Sé più autentico, accompagnandoti alla scoperta del tuo vero sentire. In questo modo potrai percorrere la strada della tua realizzazione.